Quanto, come e perché vale un testo?

(alcune) Considerazioni sul mestiere di scrivere

Un anno fa lanciai un post su Facebook in cui facevo alcune considerazioni sul mestiere di scrivere, invitando alcuni amici, professionisti di diversi settori della scrittura professionale (copywriting, ufficio stampa, giornalismo, business, storytelling) a intervenire.

Il dibattito che ne è risultato evidenzia le diversità tra settori e penso possa essere un’interessante testimonianza sia per chi conosce già il mestiere di scrivere, sia per chi sta pensando di cimentarsi.

Questo contributo non ha la pretesa di essere esaustivo di un tema così ampio e articolato.
Restano fermi, sempre e comunque, i preziosi consigli di Luisa Carrada, che del mestiere di scrivere è voce principale e più autorevole.

15 aprile 2014

Ogni giorno mi chiedo se davvero scrivere sia una fatica nera. Se tutti siano in grado di farlo.

Se scrivere un buon testo significhi, ad esempio, non badare al tempo che ci si impiega per scriverlo. Mettere in gioco immaginazione, creatività, studio, esperienza, conoscenza. Mettere in gioco se stessi e lasciarsi coinvolgere fino in fondo in questo gioco.

E ogni giorno mi chiedo quanto sarebbe disposta a pagarlo (e sarebbe giusto pagasse) una persona per un testo così fatto? Una mezza pagina, ad esempio, su un argomento qualsiasi – a scelta o a comando, che poi è lo stesso in questo mestiere – scritto con tutti i crismi dell’arte del copywriter: piacevole, scorrevole, emotivamente accattivante, interessante, persuasivo, creativo, originale, unico e magari anche con qualche dritta SEO?

Antonella – Giornalista

“Scrivere bene è una grande fatica soprattutto quando lo devi fare a comando, ma è un mestiere che richiede allenamento, facendolo tutti i giorni!”

Vitaliano – Consulente di Comunicazione

“Silvia, è profondamente diverso scrivere per letteratura e scrivere per pubblicità. Nel primo caso il tempo non conta (a meno che non ci sia l’editore che spinge), nel secondo caso le scadenze temporali sono fondamentali. Nel primo, scegli tu l’argomento, nel secondo te lo impongono. Sono due mestieri diversi, mentre tu ne fai uno solo.”

Enrico – Ufficio stampa

“1. L’importante non è dirlo bene, ma dirlo per primi; questo per i giornali, agenzie e web.
2. Condivido quanto dice Vitaliano nel suo primo commento.
3. La remunerazione dipende dall’efficacia registrata e dimostrata: quanto vale Floris? Dipende dagli ascolti e da quanto gli inserzionisti sono disposti a pagare per gli spazi pubblicitari dentro Ballarò.
Se in Italia un cronista, più o meno, vale lo stipendio di un altro, bisognerebbe misurare il valore individuale dei giornalisti sulla base delle visualizzazioni dei loro pezzi. Metà lo fa la notizia che magari è uguale per tutti e che può essere rilevante di suo, l’altra metà la fa come la racconti tu: quanto completo, chiaro, esaustivo sei.”

Manuel – Social Storyteller

“Sulla scrittura, sul piacere della scrittura, sul mestiere della scrittura… confesso che vorrei essere degno di Shakespeare, ma di trovarmi più spesso a parlare come l’Alfieri del “fortissimamente volli”. Credo che il valore del testo sia nella vita che l’ha preceduto, sedimentandolo e generandolo come quintessenza. Quando è perfetto lo riconosci perché non appartiene a te, vive da solo e per sempre. Questo il suo valore. Poi lo possiamo misurare con il denaro che genera, ma credo che lo generi perché le persone avvertono, senza saperla definire, una certa verità del testo. Se diffusa è la banalità e accolta con clamore è perché la misura della profondità del vero cui si riesce oggi a gettare lo scandaglio è questa. Il SEO (parlo per Google) tende a premiare il testo vero e coerente, perciò un buon testo non ha bisogno di fare SEO spinto.”

Sofia – Web designer

“Silvia secondo me scrivere è faticoso soprattutto per i testi lunghi, almeno per me. Mentre li scrivo odio tutti i miei libri. Forse per la letteratura è diverso, non lo so. A fare il copy non facevo poi questa gran fatica. Magari c’era stress, ma non fatica. Scrivere per il SEO è terribilmente noioso. Quanto possa essere pagato un testo ben scritto non ne ho la più pallida idea e del resto da tempo dubito che ci sia sufficiente gente interessata ai testi ben scritti, vuoi lato utente, vuoi lato committente.”

Giorgio – Imprenditore

“Chiunque faccia della propria passione un lavoro, merita la mia ammirazione ed ha la mia stima. Ritengo che il bello scritto sia tale sia per ispirazione che per commissione; alti esempi li abbiamo nella pittura, ad esempio, dove il committente non ha mai frenato l’estro. Scrivi Silvia, scrivi bene: 25 lettori disposti a seguirti, ci saranno sempre.”

Nulla – Professoressa

“Tranquilla Silvia, ci sono volte che scrivere fa sentire meglio. E questo basta.”

Content is cash, ma nessuno è disposto a pagare

Quel che vedo intorno a me è che sembra che tutti chiedano testi, testi e ancora testi, perché content is cash, content is findability, perché i soldi si fanno coi contenuti, etc etc., ma nessuno sia disposto a pagarli in modo adeguato, questi contenuti, forza della natura che ristabilirà le sorti economiche del mondo.

Sappiamo che l’appeal c’è e il mestiere di scrivere è trendy di questi tempi. E di solito i compensi si adeguano alle mode… anzi diventano direttamente proporzionali al loro successo.

Ma tant’è. Non pretendo che mi si riconosca un onorario da nababbo per scrivere qualcosa. Ma il valore del tempo, dell’esperienza, e di un certo know how, quelli almeno sì.

Quando mi si propone un lavoro per il quale so che, grosso modo, ci metterò 3/4 ore a farlo, e non perché sono pignola o perditempo, ma perché c’è da recuperare informazioni, selezionarle, rielaborarle, sistemarle in “bella”, dar loro una certa impronta, ricorreggere il testo, lasciarlo depositare, infarcirlo di elementi creativi e molto yeah, e… ebbene mi sembra assai frustrante ricevere, per questo “lavoretto”, meno di quanto prenda una colf rumena per le stesse ore di lavoro. Sbaglio?

Enrico – Ufficio stampa

“Quando un copy esperto incontra un cliente che ha il nipote che gli fa la pagina Facebook, si apre un bivio. O il cliente fallirà, oppure se il nipote ce la fa butta via la tua scienza.”

Sara – Copy

“Per non parlare di quando ti mandano il testo già “pronto”. E tu faresti prima a riscriverlo daccapo piuttosto che a sistemarlo :)”

Sofia – Web designer

“Nel lavoro che faccio ora (web design) nessuno sospetta che precedentemente io fossi pagata per scrivere e che, presumibilmente, lo sappia fare. Devo dire che lo preferisco immensamente. Scrivere su commissione è immensamente frustrante.”

Michele – Pubblicista

“Quello che mi fa inorridire quando scrivo è il chiedermi se qualcuno leggerà , se capirà ciò che ho cercato di dire, se ho fatto tutti gli sforzi necessari per farmi capire da tutti, dalla massaia al premio nobel, se quello che ho scritto è, era, sarà interessante se… vale ancora la pena scrivere ??!!”

Marco – Giornalista

“Scrivere è un mestiere che rende sempre meno in termini economici. Troppo inflazionato da maneggioni e improvvisati vari. Penso che allora convenga scrivere per il gusto di farlo, per cercare di trasmettere emozioni, idee. Magari cercando “collaborazioni” con altre arti (teatro, poesia, musica).”

Manuel – Social Storyteller

“Come scriveva Borges “viviamo in un’epoca molto ingenua; per esempio, la gente compra prodotti la cui eccellenza è vantata dalle stesse persone che li vendono”. Ora scrivere per vendere/promuovere/celebrare ha una certa vicinanza al tradimento dei chierici di cui ha scritto Julien Benda: ci si mette a servizio di un qualcosa o di qualcuno. In tal senso non siamo più nell’ambito letterario. Un committente, un mecenate, dava più libertà rispetto a un cliente che vuole spingere gli stampi a pressofusione. Penso anche, in merito a quanto considerava Michele, che non possiamo scrivere ignorando il nostro lettore (o target, se si fa content marketing). E, infine, dopo aver aperto con Borges, chiudo con Maria De Filippi: “non possiamo piacere a tutti” :-)”