Era il 2017 e proprio in questi giorni stavo consegnando il lavoro che avrebbe chiuso il mio Master in Comunicazione delle Scienze.

“Come nasce un “sì, lo voglio”?” ne è un piccolo estratto che circa un anno dopo I(l’1 agosto 2018) pubblicai sul blog de Il Mattino di Padova “La scienza con la pancia”.
Lo ripubblico come #lostandfound (il blog purtroppo non è più online).

Come nasce una motivazione?

Cosa spinge una persona ad accettare e ad accogliere un’informazione, un insegnamento, un’istruzione,… una proposta di matrimonio?
Cosa c’è alla base della motivazione e cioè dei meccanismi che ci fanno dire di sì e di no?
È il risultato di una scelta meditata, razionale oppure c’è qualcos’altro?
Scopriamolo insieme…

  1. Come nasce una motivazione
  2. Etichette nel nostro cervello
  3. Motivazioni ad agire
  4. Stimolo-risposta
  5. Dove nascono le motivazioni

Come nasce una motivazione

A tutti, credo, sia capitato almeno una volta di sentir pronunciare frasi del tipo:

“La matematica?
Oh no, la matematica no!
A scuola la odiavo.
Pensa, il prof mi dava sempre 4.
E poi proprio non la capisco.
No, no, non sono portata per la matematica.”

Cosa innesca una reazione di questo tipo?
Secondo mio marito, che da matematico i matematici li conosce bene, non certo il fatto che tutti coloro che hanno una reazione simile hanno un quoziente intellettivo basso.
Semmai la colpa è dei cattivi insegnanti che hanno avuto.

Cattivi maestri a parte, a scatenare questa reazione e quindi (quasi in un legame di implicazione: “se…allora”, che i logici esprimono con questo segno “→”) la decisione (scelta) che la matematica non fa per loro è (dettata da) un’emozione.

Se durante i miei primi approcci alla matematica ricevo degli stimoli negativi (il professore mi dà un brutto voto, la mamma mi sgrida perché crede che io non capisca, i miei compagni mi prendono in giro per gli errori che faccio,…) allora l’oggetto della mia esperienza, e cioè la matematica, sarà accompagnato da un segno negativo: un “-“, un “no, non voglio”.
Se, viceversa, gli stimoli ricevuti sono positivi (bei voti, facilità e velocità a comprendere e a risolvere i problemi dati dal prof.) allora sarà connotata con un segno positivo, un “+”, un “sì, voglio”.

Etichette nel nostro cervello

Ogni esperienza che facciamo genera una rappresentazione mentale che non è neutra, ma viene etichettata con un’emozione.
Questa etichettatura si chiama “affect” o salienza incentivante.
Più semplicemente possiamo chiamarla “motivazione ad agire“.

Motivazioni ad agire

La motivazione ad agire è una valutazione cognitiva dello stimolo ricevuto.
Una volta appreso che un certo stimolo genera una risposta piacevole, quello stimolo verrà sempre, o quasi (e cioè fino a prova contraria), associato all’aspettativa del suo effetto benefico, che cattura l’attenzione e guida il comportamento:

“Gelato? → Buono → Voglio”
“Matrimonio? → Cattivo → Non voglio”

Dire “matematica” a chi ha ricevuto stimoli negativi dalla e con la matematica, richiama in lui sensazioni spiacevoli.
È come se il cervello, ricevendo questi stimoli, li etichettasse: ogni volta che si presenta lo stimolo “matematica” si attiverà l’etichetta negativa “orrore”:

“Matematica? → No, grazie †

Stimolo-risposta

Le etichette che il cervello crea continuamente sono etichette valutative e cioè esprimono giudizi sugli stimoli ricevuti (meccanismi di stimolo-risposta).
Daccapo:

“Matematica? → No, grazie †”
“Matrimonio? → No, grazie †”
“Gelato? → Sì, grazie :)”

Non solo: esse aggiungono significati all’informazione, influenzano il comportamento razionale, ma non ci aiutano a decidere nel caso in cui una rappresentazione mentale sia neutra, ossia non abbia un’etichetta affettiva.

Gli stimoli sono indispensabili perché accompagnano le decisioni.
Sensazioni di benessere o malessere nei confronti di uno stimolo (“matematica”, “scienza”, “moroso”, “Giovanni”, “studiare”,…) sembrano, quindi, partire da una valutazione di tipo emotivo e non dal risultato di un’analisi fatta a mente fredda.

È qui che si innesca il meccanismo della scelta, che è generato da una valutazione affettiva, che ha a monte un’emozione.
Quando pensiamo ad esempio ai vaccini, ai pesticidi, all’inquinamento, al professore di matematica severo,…, nella nostra testa si accendono etichette valutative diverse grazie alle quali noi traiamo giudizi che investono il nostro modo di sentirci: bene o male.

Dove nascono le motivazioni

Il meccanismo informativo parte sempre dal cuore del cervello, l’amigdala, e poi arriva nella zona frontale dove va a creare l’etichetta affettiva.

L’amigdala è il centro di integrazione di processi neurologici superiori, le emozioni, è coinvolta nei sistemi della memoria emozionale, è attiva nel sistema di comparazione degli stimoli ricevuti con le esperienze passate e nell’elaborazione degli stimoli olfattivi.

Il meccanismo stimolo-risposta di amigdala e talamo, che è l’organo del cervello che trasmette gli impulsi provenienti dai sensi alla corteccia, che a sua volta li riceve come sensazione e li interpreta, sta alla base del circuito volere/desiderare, che è il modo in cui il cervello si è evoluto per anticipare azioni future e garantire la sopravvivenza della specie.

Non prendiamocela, dunque, se qualcuno ci dice che ragioniamo con l’utero o il suo analogo maschile.
L’acume della sua osservazione gli restituisce una certa perspicacia. Peccato solo che tiri in ballo gli organi sbagliati 😉

Silvia Pittarello

Author Silvia Pittarello

More posts by Silvia Pittarello

Leave a Reply