Con due videointerviste, divise in agili capitoletti, a Piero Bianucci giornalista scientifico e consulente di Piero Angela e a Silvia Toffolon, coach, learning designer e facilitatrice aziendale, prende vita il mio nuovo progetto: “Intimamente Scienza” dove ascolto i protagonisti della scienza e li stimolo a raccontarsi cercando di mettere a nudo la forza coinvolgente ed empatica delle emozioni che li ha ispirati, guidati, appassionati.
Scopri il progetto.

La scienza, i protagonisti, le loro storie più intime

Si chiama Intimamente Scienza ed è il racconto personale, intimo della scienza narrato dalla viva voce dei suoi protagonisti.
In dialogo con me ci sono e ci saranno scienziati, che la scienza la vivono per lavoro, scelta, passione. Divulgatori, comunicatori, giornalisti, tantissimi amateur che quotidianamente, con i loro strumenti e attraverso i loro canali, ce la spiegano. Professionisti che hanno trasformato la loro passione per le STEM in business.

Intimamente scienza indaga le motivazioni, i sentimenti, le ragioni delle loro scelte. E lo fa cercando la passione e dando spazio alla riflessione, all’introspezione, alle emozioni, che per me sono le chiavi che aprono le menti e i cuori delle persone in ascolto, lasciandovi entrare meravigliosa conoscenza.

Intimamente Scienza non poteva chiamarsi in nessun altro modo. Perché sono una copy col pallino per lo storytelling e le scienze, che racconto a modo mio, cercando di non tradirne il messaggio, ma anche con tanto cuore.

Non divulgazione ma comunicazione e partecipazione

Quel che faccio e voglio fare con questo nuovo progetto non è divulgazione bensì trasferimento di conoscenze

Non amo la parola “divulgazione” perché il suo significato restituisce l’idea di un movimento dall’alto al basso azionato dal significato di quel “de” contenuto nella parola latina “devulgo”.
Per sua natura crea disparità e implica la presenza di una qualche forma di personalità che dall’alto, appunto, distribuisce conoscenza a chi dal basso aspetta (ma anche no) di riceverla. 

Piero Bianucci durante l'intervista
Piero Bianucci durante l’intervista

A “divulgazione” preferisco la parola “comunicazione” che disegna invece un passaggio bidirezionale di informazioni: io che ti aggiorno su ciò che succede e tu che mi restituisci ciò che hai capito (feedback) arricchendolo con le tue conoscenze, con le tue impressioni, con i tuoi contributi e, così, aiuti me a capire meglio come ti passo le informazioni, eventualmente correggendone il tiro. 

“Comunicazione” implica anche un’azione di coinvolgimento, e cioè un “avvolgere insieme” gli stimoli inviati da me e le risposte ricevute da chi fa esperienza di questi stimoli.

L’intervista, uno storytelling in tandem

Scopo di Intimamente Scienza è di creare un’esperienza partecipata dagli attori impegnati nell’intervista e dagli osservatori esterni (chi guarda le video interviste).

Tra i modi di comunicare, che sappiano essere efficaci e coinvolgenti, c’è senza dubbio lo storytelling

Lo storytelling è l’arte di raccontare storie.
Strumento potentissimo, funziona molto bene nella comunicazione efficace: riesce a stringere immediatamente un legame con il​ ​pubblico,​ ​lo​ ​persuade​ ​ad​ ​ascoltare,​ ​lo​ ​invoglia​ ​a​ ​condividere​ ​valori.

È classificabile tra i metodi di apprendimento osservativo, e cioè quelli che fanno leva su modelli di comportamento che puntano dritti alle emozioni e generano comportamenti imitativi (modellamento).
Usa codici semplici e in linea con la cultura e le tradizioni delle persone a cui il messaggio è rivolto.
Questo tipo di messaggio attiva l’immaginazione, pescando​ ​nella​ ​memoria​ ​e​ ​tra​ ​le​ ​emozioni.

Silvia Toffolon (a sinistra) durante l’intervista

Tra gli esempi più emblematici di storytelling, mi piace ricordare l’​Eneide di Virgilio. Il massimo poeta di Roma fece di Ottaviano Augusto e la sua ​gens​ ​un​ ​vero​ ​e​ ​proprio​ ​”brand” ​di​ ​successo.

Oggi, contrariamente a Virgilio, gli storyteller possono lavorare su diversi codici comunicativi e spaziare dalla parola scritta, al suono, alle immagini​ ​sia​ ​statiche ​sia​ ​in​ ​movimento​ ​(video),​ ​combinandoli​ ​insieme.

L’intervista come la interpreto in questo progetto è una specie di storytelling guidato e a due direzioni.

Mi piace chiamarlo storytelling in tandem con l’intervistato che, se condotto con un po’ di pancia, oltre che di cervello, può mettere a nudo le emozioni di entrambi gli attori, facendo scattare il meccanismo dell’empatia, cioè quell’immedesimazione che coinvolge, motiva, arricchisce.

Se usata nel modo giusto, l’intervista può essere un ottimo strumento di comunicazione per i “cantastorie” scientifici.