Internet e i Segni-stimolo

Le parole sono importanti, il movimento irresistibile: ecco perché, da un punto di vista semiotico-filosofico

Preambolo: un salto nel tempo, a riprendermi parole importanti che non vi ho detto, ma che ho scritto

Questo è un articoletto che scrissi nel 2003, quando frequentavo un corso di web content management e semiotica dei nuovi media a Milano.

Alcuni siti in rete l’hanno riproposto a più riprese, a volte citandomi, a volte no, ma giuro che è mio (posso esibire la prova… se trovo il CDRom in cui lo salvai allora).
Ora ho deciso di riprendermelo (sistemando qua e là la punteggiatura…) e di inserirlo in questo nodo della Rete che finalmente mi appartiene in modo ufficiale.

Nel 2003 Internet era appena nato, almeno per il grande pubblico, e l’entusiasmo per questo nuovo, straordinario, ma ancora misterioso mezzo era alle stelle.
Allora ci fu un grande dibattito sulle potenzialità, il senso, i significati che il fenomeno avrebbe avuto o potuto avere.

Anch’io provai a cimentarmi su questi temi, quantomeno perché mi fu affidato come esercizio di scrittura.

Cercai di mettere insieme alcuni spunti tratti da Eco (Trattato di semiotica generale, 1975), qualche suggestione dal meraviglioso Pragmatica della Comunicazione di Paul Watztlawic e la Scuola di Palo Alto e alcune letture fatte durante i miei trip di filosofia del linguaggio ai tempi dell’università.
Se ti interessa approfondire, una bibliografia precisa la trovi più giù.

Buona lettura 🙂

Internet e i Segni-stimolo.
In rete giocando al gatto col topo

Umberto Eco sostiene che il comportamento segnico umano consiste di segni-stimolo che suscitano segni-risposta, senza che mai si possa attingere la realtà mentale sottostante, se non, daccapo, attraverso segni.

Internet è un mondo costituito da oggetti grafici, parole, movimento, ciò che in semiotica viene indicato come sistema di segni.
La presenza di questi elementi crea esperienze percettive diverse, e stimoli per il navigante che denotano la complessità del mezzo.

I segni-oggetto ovvero gli elementi grafici

Gli elementi grafici sono insiemi di segni-oggetti, semplici o composti, con proprietà diverse come vicinanza/lontananza, orientamento, similarità, movimento, profondità, colore.

La percezione spaziale di un segno-oggetto grafico può essere, ad esempio, distinta tra figure in lontananza e figure in vicinanza. Visive e bidimensionali le prime perché colte nel loro insieme. Tattili le seconde per la facilità nel catturarne i particolari.

I segni-parole, invece, sono artefatti privi di un corpo proprio, e dunque fisicamente non autonomi. La parola “gatto” ad esempio non la vedo prospetticamente, a meno che non la disegni in un certo modo, dimensionando e disponendo ogni lettera in modo diverso.

Nelle parole qualcosa di speciale

Consideriamo ora una scena qualsiasi, fatta di oggetti qualsiasi e proviamo a mescolare insieme parole e elementi grafici. Cosa cambia?

Da un punto di vista semiotico nulla, poiché un’immagine o, in generale, un insieme di oggetti, sono essi stessi un segno.

Eppure cambia moltissimo. C’è infatti qualcosa di speciale nei segni-parole rispetto ai segni-oggetti grafici. Quando una parola viene inserita in un contesto figurativo la scena cambia.
I segni e le parole si percepiscono ma non si integrano sulla scena percettiva.

I Segni-parole coprono ciò che vediamo

Questo accade perché introdurre parole in un contesto di immagini crea delle discontinuità: i segni-parole coprono ciò che vediamo, e cioè i segni-immagine.

Le ragioni di questa discontinuità consistono nella loro diversa natura: mentre gli oggetti in generale hanno un’origine essenzialmente concreta (con tutta la complessità che questo comporta), le parole sono una nostra invenzione, il risultato di un lungo processo di trasformazione e astrazione che ha reso possibile addirittura farle stare al posto degli oggetti.

L’effetto percettivo di discontinuità ha conseguenze sul piano dell’attenzione.
I segni-parole manipolano una scena catturando il nostro sguardo, tanto che riusciamo a fare anche a meno dell’oggetto, soprattutto quando si tratta di descriverlo.
Esemplare il caso delle URL: la semplicità e immediatezza di alcune di esse rende facilmente memorizzabile l’indirizzo di un sito Internet e, se davvero indovinate, semplice intuirne l’argomento.

I segni-parole hanno dunque un ruolo cognitivo particolare: sono uno strumento che controlla l’attenzione. Sono segni-stimolo che suscitano segni-risposta.

Il movimento è percettivamente irresistibile

Ruolo analogo svolge il movimento. Applicato ad un settore della scena, rende saliente quella parte di scena. Il movimento è infatti percettivamente irresistibile poiché impone una nuova strutturazione del nostro campo visivo.

Come quando giochiamo con un gatto stuzzicandolo con un filo di lana. L’attenzione dell’animale si concentrerà sul movimento finché, a sua volta, non compirà un’azione: acchiappare il filo, la sua preda.


Oppure come quando vediamo un banner in movimento: attira talmente la nostra attenzione che alla fine ne rimaniamo irretiti, cliccandoci sopra.

Parole e movimento: il meccanismo elementare che stimola l’interazione

Parole e movimento sembrano dunque costituire il meccanismo più elementare e immediato che induce lo stimolo all’interazione tra navigante e Internet.

Il proverbiale gioco del gatto col topo, insomma, che dimostra una volta di più la nostra intrinseca animalità e quanto concreto e attuale sia il mondo virtuale.

Bibliografia

  • P. Watztlawic, J. H. Beavin, D. D. Jackson, La Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, 1978
  • U. Eco, Trattato di semiotica generale, 1975
  • J. L. Austin, Come fare cose con le parole, 1987

E tu, che ne pensi?