E allora motiviamoci, grazie alle donne di Whats Next Talk 2018

Venerdì 9 marzo la seconda edizione del Whats Next Talk ha festeggiato le donne in modo davvero speciale, rendendole protagoniste di una serata motivazionale. Storie di donne e scienza, di donne e tecnologia, storie di successi, buone pratiche e tanto entusiasmo i temi centrali che hanno animato la serata.
Sono felice di parlarne, finalmente, perché credo che questi esempi debbano rimanere impressi non solo nella mente dei partecipanti, ma nero su bianco, o bit su bit dato che si tratta di un blog, affinché siano di ispirazione a comportamenti simili, o semplicemente per darsi coraggio nei momenti difficili della nostra vita di donne e uomini. Buona lettura.

Sommario

  1. Women have a tech sensibility. Il Whats Next Talk 2018
  2. Carolina Gianardi e lo sviluppo professionale delle donne
  3. Gaia Dall’Oglio. Una tipa davvero sgaia(land)
  4. Chiara Bigarella. Piccola scienziata cresce… al CERN di Ginevra!
  5. Cinzia Pizzocaro. La competenza tecnica? Un linguaggio universale che mi permette di esser considerata (dagli uomini)
  6. Eleonora Carta. Non è mai troppo tardi per convertirsi alla tecnologia, anche se non sei una STEM woman
  7. Nausicaa Orlandi. Storie di atlanti atomici, chimica, impegni istituzionali, e possibilità di lavoro per le donne
  8. Debora Oliosi. “Non sono un genio”, dice, ma datele un computer e solleverà il mondo
  9. Lara Albania. La storia imperfetta di una biotecnologa “divergente”
  10. Marta Basso. La millennial che ha detto “ciao ciao, lagne” e ha iniziato a vincere

Women have a tech sensibility. Il Whats Next Talk 2018

“Donne e scienza sarà un binomio vincente, quando avremo superato le nostre paure.”

Questo il messaggio che sottende a quasi tutti gli interventi delle otto splendide donne che venerdì 9 marzo, sull’onda dei festeggiamenti dell’8 marzo, hanno calcato la scena del Teatro Busnelli di Dueville.

L’occasione il Women have a tech sensibility, Whats Next Talk 2018, evento in stile TED ma tutto “in rosa”, dedicato a Donne e STEM (Science Technology Engineering Mathematics) e alle loro storie di conquiste personali, di traguardi, di successi, delusioni e ripartenze.
Perché così è la vita e credere che tutto vada liscio e sia lineare è solo una pia illusione, anche nelle conquiste scientifiche.

Durante la serata apprendiamo che solo il 23% delle donne svolge professioni in ambito scientifico e tra queste alcune vengono dalle discipline umanistiche. Come le vicentine Eleonora Carta e Gaia Dall’Oglio o la padovana Cinzia Pizzocaro, tra le protagoniste della serata.
È una quasi buona notizia (almeno per le umaniste), ma bisogna fare di più.

Carolina Gianardi e lo sviluppo professionale delle donne

A suggerirci come è Carolina Gianardi, no STEM woman, no “tecnologa”, no slide, ospite speciale della serata, che parla di sviluppo professionale delle donne.

Carolina Gianardi. ospite speciale di Whats Next Talk 2018

Membro del Professional Women’s Network (PWN), un’organizzazione attiva nell’inclusione di genere attraverso affiancamento (mentoring) e networking, al Whats Next Talk spiega che mentoring e networking sono fondamentali per la carriera e il successo.
Tuttavia imparare a chiedere lo è forse ancor di più:

“Noi donne siamo poco abituate a chiedere. Ma sappiate che i miei passi professionali li ho fatti quando ho cominciato a domandare.”

Ma partiamo dall’inizio.

Gaia Dall’Oglio

Una tipa davvero sgaia(land)

A rompere il ghiaccio Gaia Dall’Oglio che con la sua verve schioppettate ha aperto la serata comunicando al pubblico, non solo femminile (!), tutta la forza e il coraggio di una donna dai molti talenti, confluiti oggi in un’impresa dal nome molto veneto e decisamente personale: Sgaialand.

“Tecnologia è una parola importantissima e whats next? è una domanda ricorrente nella mia vita: cosa ci sarà dopo? Perché quel che faccio non mi basta mai. Non mi accontento.”

La sua vita è votata al reinventarsi e al cambiamento.

Gaia Dall’Oglio – Sgaialand a Whats Next Talk 2018

Formazione classica e una laurea in psicologia clinica, Gaia è passata da HR (responsabile delle risorse umane) a blogger per istinto e passione.

Super motivazionale, il suo messaggio arriva dritto e chiaro:

“nella vita tutte noi abbiamo maturato delle competenze e queste ci servono per reinventarci. Basta trovare un filo conduttore.”

E lei lo ha trovato nelle tecnologie. Non quelle hard (da programmatrice) ma quelle soft, con cui tutti abbiamo a che fare ogni giorno.

Pc, web, social, strumenti digitali: le son serviti per intessere relazioni. Perché la tecnologia fa anche questo: facilita il compito di creare reti e questo, insieme alla sua formazione, ha dato vita ad un magazine che dialoga con una community. Sia online, sia offline.

Gaia passa come un ciclone, quasi a dire:

“donne, sveglia! È tempo di uscire dalla tana e di farci sentire. I talenti e le occasioni non ci mancano. Basta cercarli dentro di noi e metterli a frutto, anche usando la tecnologia. Non fa male!”

Chiara Bigarella

Piccola scienziata cresce… al CERN di Ginevra!

Chiara Bigarella e i luoghi comuni sull’informatica -Whats Next Talk 2018

A far da contraltare a Gaia Dell’Oglio, la giovanissima, super techno ma molto timida, Chiara Bigarella.

Formazione da “scienziata dura”, una laurea in informatica ed esperienze nientepopodimeno che al CERN di Ginevra, dove c’è un acceleratore grande così e si fanno esperimenti sulle particelle… anche quelle di Dio (il bosone di Higgs), Chiara ha esordito invitando il pubblico a superare i preconcetti su scienza e tecnologia:

“Rompere gli stereotipi sull’informatica non significa aggiustare PC.”

Piuttosto ha a che fare con innovazione e creatività, che si presentano quando devi risolvere un problema o affinare una soluzione.
Non basta la “fredda” logica. Ci vogliono anche cuore e pensiero laterale: nuovi percorsi logici per guardare il problema sotto nuovi punti di vista.

Lei fa parte del progetto Zenodo, un data repository e cioè un archivio dati, costruito nel più autentico spirito “Open Science” e destinato alla rintracciabilità delle pubblicazioni scientifiche e alle citazioni, anche relative ai software usati nella ricerca, affinché siano accessibili a tutti e gratuitamente.

L’informatica è un settore sempre in espansione e conta un numero di laureati inferiore alla domanda. Le donne informatiche sono molto poche, nonostante le moltissime possibilità di impiego.

Il trend sta tuttavia migliorando, grazie a community che stanno cercando di avvicinare le ragazze alle STEM. Come womentechmakers.com di Google, tra le più grandi al mondo, che offre visibilità e mette a disposizione risorse (newsletter, materiali da scaricare, borse di studio) per donne che vogliono intraprendere una carriera in ambito tecnologico.

“Che aziende come Google cerchino di colmare questo gender gap è emblematico di quanto sia importante avere più donne nell’ambito dell’informatica. Quello che hanno capito è che, per poter avere un prodotto che riesca a soddisfare le esigenze del maggior numero di persone possibile, è necessario avere un team omogeneo di uomini e donne, meglio se provenienti da culture, esperienze, paesi diversi.”

Cinzia Pizzocaro

La competenza tecnica? Un linguaggio universale che mi permette di esser considerata (dagli uomini)

Cinzia Pizzocaro, super techno woman di Paul, il calzaturificio di famiglia – Whats Next Talk 2018

Studi umanistici, laurea in mediazione linguistica e culturale, il sogno di Cinzia Pizzocaro è di viaggiare e scoprire culture diverse… finché non entra nell’azienda di famiglia, il calzaturificio Paul di Villatora di Saonara (Padova).

Grazie alla sua conoscenza delle lingue, Cinzia lavora all’ampliamento della sezione esteri.

“Con grande soddisfazione ho visto crescere la percentuale di vendite delle nostre calzature. Ma ho realizzato che il mio interesse non era vendere il prodotto ma capire com’erano realizzate le nostre scarpe.”

Curiosa, inizia a fare domande al padre, modellista e stilista dell’azienda, e a partecipare agli incontri con i fornitori.
Ben presto, però, si rende conto che il padre non avrebbe mai avuto il tempo di insegnarle il mestiere.
Decide allora di sfidarlo, suo padre, iscrivendosi al Politecnico calzaturiero di Vigonza.

Detto fatto. Torna a scuola, che forma modellisti e insegna a trasformare linee di stile e disegni in stampi per la creazione di calzature, segue vari corsi, tra i quali uno sul montaggio a mano di calzature su misura, e impara a creare scarpe di stampo artigianale.

“Nella mia classe di 6 allievi ero l’unica donna. Nel mio mondo essere l’unica donna è la normalità.”

Paul produce calzature per il ballo, il teatro, cerimonie di gala e matrimoni.

“Produrre scarpe per il ballo da competizione è una responsabilità, perché dobbiamo fornire delle scarpe molto tecniche che rispondano a standard qualitativi altissimi.”

In azienda Cinzia coordina i flussi produttivi, è tecnico di produzione, risolve i problemi che possono avere attrezzature e macchinari e segue le collezioni dal mood ai bozzetti, fino alla creazione degli stampi, alla prototipazione e all’industrializzazione. Insomma: trasforma un’idea di scarpa in una scarpa reale, ri-producibile e vendibile.

Una donna capofabbrica è come una mosca bianca e tra i compiti di Cinzia c’è stato anche quello di far capire ai suoi colleghi maschi che anche lei è competente.

“Nel 2004 ero molto più giovane di adesso, ero donna e parlavo italiano: ostacoli insormontabili! 🙂
Però sono riuscita a farmi capire grazie alla tecnologia. Perché è un linguaggio che mi permette di dialogare coi “miei” uomini e, quando vedono le mie competenze, cambiano atteggiamento.”

Eleonora Carta

Non è mai troppo tardi per convertirsi alla tecnologia, anche se non sei una STEM woman

Eleonora Carta, AD di The Energy Audit al Whats Next Talk 2018

Con una formazione non scientifica e una propensione per le materie “da femmine”, Eleonora Carta è Amministratore Delegato di The Energy Audit.
La startup è proprietaria di un software molto “techno” per il controllo dei consumi energetici, che sta guidando verso la sostenibilità alcune tra le più grandi aziende sudcoreane.

“Nel 2013 sono partita per un anno di studio e lavoro in Corea del Sud. Dopo questa esperienza ho iniziato a pensare che proprio la Corea poteva essere uno dei primi paesi in cui avremmo potuto esportare il nostro software.”

Una vera e propria sfida, la sua.
Se infatti la Corea del Sud è tra i paesi più innovativi del mondo secondo le classifiche di Bloomberg, non brilla tuttavia nella parità di genere: solo il 2% delle aziende è guidato da donne.

Ma è proprio in questo contesto che Eleonora ha voluto mettersi alla prova.
A 30 anni suonati e a dispetto della sua formazione umanistica, ha cominciato a studiare gli algoritmi del software per poterlo vendere all’estero.

“Troppo tardi per imparare la tecnologia? Mai”, conclude Eleonora, “perché il futuro è STEM, soprattutto se declinato al femminile.”

Non ci credete? Andate a leggere su LinkedIn cosa dicono di lei i coreani.

Nausicaa Orlandi

Storie di atlanti atomici, chimica, impegni istituzionali e possibilità di lavoro per le donne

A Eleonora fa eco Nausicaa Orlandi, chimica industriale, prima presidente donna dei chimici veneti, prima presidente donna del Consiglio Nazionale dei Chimici, che dal 12 febbraio di quest’anno rappresenta anche i fisici del settore sanitario.

“Avevo quattro anni, ero una bambina che faceva fatica a dormire per cui i miei genitori ritennero opportuno che iniziassi a leggere. Mi fecero un bellissimo regalo: l’Atlante atomico nucleare…”

Non è vero che le scienze non sono adatte alle donne – afferma decisa Nausicaa.

“Io mi sono innamorata subito degli atomi che contengono la parola ‘ti amo’.”

Il 37% degli iscritti all’ordine dei chimici in tutta Italia sono donne e il dato è in crescita.
Tra i giovani è molto più alto il numero di donne che si sta iscrivendo a chimica e che lavora nel settore della chimica.

Quello che accade è di pensare che le donne non siano in grado di affrontare certe discipline.

“I primi limiti siamo noi stesse.”

E purtroppo c’è ancora un gap nella remunerazione tra i due sessi.
Ma non disperiamo, perché la buona notizia è che la chimica garantisce un lavoro entro 3 anni dalla laurea. Anche alle donne!
#sapevatelo

Nausicaa Orlandi al Whats Next Talk 2018

Debora Oliosi

“Non sono un genio”, dice, ma datele un computer e solleverà il mondo

“42 anni, ragioniera (atipica!) ma pur sempre ragioniera.”

Così si presenta Debora Oliosi, una donna da lasciarti a bocca aperta e che con la tecnologia ha fatto molte cose: ha creato software gestionali, progettato siti internet, risanato aziende, gestito eCommerce… e che oggi si occupa di sviluppo turistico e comunicazione culturale.

Debora è una tipa minuta ma tanto pepata.
Racconta i suoi numerosissimi successi con un candore invidiabile. Capisci subito che da lei hai tanto da imparare.

“Non sono assolutamente un genio”

dice, ma ha cominciato a “smanettare” col computer a 12 anni perché il suo pc non aveva la scheda grafica e senza scheda grafica non poteva giocare ai video giochi.

Debora non si ferma davanti a niente e sembra fare tutto con grande semplicità.

“La tecnologia non è un lavoro. È uno strumento che ti permette di fare cose”

che lei ha fatto in modo egregio. Lo testimonia il suo ultimo, grande successo, la Tiramisù World Cup, che si è tenuta il 5 novembre 2017.

Debora Oliosi sul palco di Whats Next Talk 2018 e la collega Selena che ha curato la grafica della Tiramisù World Cup 2017

Dal palco snocciola numeri impressionanti:

  • 720 concorrenti da tutto il mondo
  • 250 giudici
  • 7 location
  • 3 milioni di contatti in 3 settimane
  • 200 addetti
  • old-out in 1 mese

Dietro, un progetto strategico con due obiettivi:

  1. accendere i riflettori sulla provincia di Treviso e il suo sviluppo turistico
  2. costruire un progetto di marketing e comunicazione

“Siamo partiti dal binomio “tiramisù-Treviso” sperando di motivare e invogliare le persone a visitare la città. Dopo il 5 novembre scorso un passo importante Treviso l’ha fatto.”

Grazie a Google Trends Debora e i suoi collaboratori (per lo più donne!) ha scoperto che la keyword “tiramisù” faceva il 30% di ricerche in più rispetto alla keyword “prosecco” e la metà rispetto alla keyword “Venezia”.
Era chiaro l’interesse fortissimo nei confronti del tiramisù.

“Abbiamo usato i social e in 3 settimane abbiamo fatto 3 milioni di contatti perché dietro sapevamo come costruire gli eventi.
Abbiamo usato whatsapp, fondamentale per coordinare i site manager nel giorno delle gare.”

Debora confessa che senza tecnologia non sarebbero mai riusciti a fare tutto questo e conclude:

“ma c’è anche da dire che questi sono solo alcuni esempi di ciò che le donne possono fare con un computer.”

Lara Albania

La storia imperfetta di una biotecnologa “divergente”

“La mia è una storia imperfetta.”

Inizia così il suo talk Lara Albania, biotecnologa, docente e coach in discipline STEM, ambasciatrice del CERN e collaboratrice della New York Academy of Science.
Sì perché non sempre raggiungere un risultato è semplice e lineare e, spesso, le nostre storie sono costellate di incomprensioni, scivoloni, errori.

Lara Albania aka “Divergent – Whats Next Talk 2018

Anche Lara, come Chiara si occupa di codice, ma il suo è molto particolare: lei studia il codice genetico, il DNA.

Nella sua vita ha incontrato molte persone che hanno saputo darle stimoli importanti, ma sempre nell’ambito “ristretto” della sua disciplina: l’ingegneria genetica.

Essere scienziato spesso significa rinchiudersi in una torre d’avorio, bellissima ma distante da tutto.

“Dentro a quella torre io avevo un mondo. Fuori non avevo nulla.”

Se ne accorse quando un giorno qualcuno le disse “il tuo nome è nessuno”.
Purtroppo aveva ragione, dice Lara quasi con un filo di voce, perché nessuno le aveva mai insegnato a mettersi in relazione, a fare networking, ad uscire dal suo mondo.

Capisce allora che avrebbe voluto dare qualcosa e lasciare qualcosa agli altri. Voleva aiutare.
Inizia a trasformare il suo interesse per le STEM in comunicazione scientifica, mettendo insieme formazione e ricerca di lavoro.

La cosa più importante che impara da questa vicenda è la resilienza e cioè ad assorbire i colpi senza spezzarsi, e l’importanza di usare i social nel suo lavoro.

“Ho imparato a lavorare dal basso invece che aspettare che mi arrivasse qualcosa dall’alto. Ho deciso allora di darmi un nome: divergent”

come quello dei protagonisti dell’omonimo film, persone destabilizzanti, dalle molte abilità, capaci di stare dentro a mondi diversi.

Scoprirsi nessuno al di fuori della sua torre d’avorio non è stata una fine per Lara ma il suo nuovo inizio, che le ha permesso di intraprendere anche altri lavori aiutando persone nella ricerca di un lavoro.
E così anche il suo aver tanto studiato ha trovato un senso.

“Perché ho studiato se non per comunicare agli altri ciò che ho imparato?
Se non hai gambe sicuramente devi metterci testa.”

E se ci metti la testa, anche davanti ad una impasse prima o poi troverai una soluzione.

Marta Basso

La millennial che ha detto “ciao ciao, lagne” e ha iniziato a vincere

Marta Basso: “Le critiche sono la prova della nostra forza, le albicocche sono il raccolto (fruttuoso) del nostro successo” – Whats Next Talk 2018

Da piccola voleva vendere le albicocche del suo giardino, e oggi, giovanissima è una manager “in forte crescita”, come un buon titolo di borsa.

Marta va dritta al punto e senza giri annuncia:

“donne, basta lamentarsi.”

Forse perché di giri (di pensieri, di parole e intorno al mondo) lei ne ha fatti molti e oggi ha le idee ben chiare.

“Non serve essere geni per ottenere ciò che si vuole. Impegno e molta dedizione sono gli ingredienti.”

Ma ci vuole anche metodo.
Il suo, Marta, lo ha ideato durante le sue peregrinazioni intorno al mondo, a ritrovar se stessa e lo ha chiamato V.A.I. … poteva essere diverso?

“Era il 2015 e mi ero appena laureata. Per ritrovare me stessa ho iniziato a girare. Gira e rigira ho escogitato l’approccio V.A.I. e la mia vita è cambiata.”

V.A.I. sta per Visualizza, Agisci, Impara.

  • Visualizzare significa guardare in faccia le cose che vogliamo, i nostri obiettivi.
  • Agire vuol dire darsi da fare per ottenere le cose che vogliamo e così facendo arrivare alla “I” e cioè
  • Imparare.

Grazie al suo metodo, Marta ha cominciato ad avere successo.
A maggio 2017 ha vinto le selezioni del CEO for One Month di Adecco superando 11.300 ragazzi.

Oggi Marta è Branch Assistant di Adecco, membro del Hult Alumni Committee di Londra, ideatrice, CEO e fondatrice di Wip, park with a click, un’app che ti permette di trovar parcheggio risparmiando tempo e carburante (!).

Ma cosa l’ha resa tanto diversa dagli altri e soprattutto vincente?

“Forse né talento né fortuna. Io avevo solo fatto molto più di altri per ottenere quello che volevo. Ma soprattutto ho smesso di lamentarmi #stopwhining”