Veneziana, studi classici, confusa e infelice.

La mia vita inizia così

 

Ho una formazione classica, che ha soddisfatto la mia sete di conoscenza sistematica e che mi ha permesso di imparare, da una cultura straordinaria qual è quella greca, una lingua geniale fatta di visione, concetti, etimi, significati.

Ho rincorso la scienza cercandone le ragioni nel sapere dei saperi, la filosofia.

Poco più che ventenne, per mantenermi agli studi, la sorte mi ha voluta segretaria versatile in un’agenzia di pubblicità e relazioni pubbliche.

Grazie a Sofia Postai, allora direttore dell’agenzia di Venezia, ho seguito progetti di vario genere (promozione di prodotti/servizi, gestione della crisi, lancio di nuovi prodotti, ufficio stampa, eventi…), ho appreso l’arte dell’ufficio stampa, croce e delizia di ogni comunicatore, e del copywriting, grazie al quale mi sono appassionata alla scrittura.

Insomma, ancora ragazzina, mi ritrovai per caso a fare un mestiere che era tra i miei sogni più segreti e che sarebbe diventato il mio mestiere.

Nel tempo ho continuato a imparare, essenzialmente da autodidatta, e ho ideato, organizzato e promosso (concept, comunicazione tradizionale e web, ufficio stampa, \PR e PR online) eventi commerciali, culturali, mostre d’arte, presentazioni di libri, convegni politici, campagne elettorali, workshop su vari temi.
Tra i più recenti, innovazione, sostenibilità e nuovi business.

Nel tempo, come libera professionista, ho seguito clienti in ambiti diversi: dal fashion all’IT, dal food al beauty, dall’arte alla cultura, dall’economia alla scienza al turismo.

Laureata e senza soldi, mi lascio irretire. Il tempo del web content management e del codice

Grazie alla lungimiranza di Roberto Ranieri e dell’Assessorato alla Cultura di Venezia, con il portale culturaspettacolovenezia.it ho avuto l’onore di essere tra i pionieri del web content management culturale in Italia, quando internet era un oggetto non ben identificato, le redazioni giornalistiche non avevano ancora capito cosa fosse un’email e i contenuti per il web erano considerati cose da far fare ai nipoti “bravi che frequentano il liceo”.

Era il 2001. Reduce da una splendida esperienza fatta insieme alla compagnia teatrale Pantakin da Venezia in occasione della rassegna Teatro in Campo e dello spettacolo di circo-teatro Ombra di Luna (promosse dall’istituzione veneziana e dalla Biennale), delle quali curai ufficio stampa e organizzazione, venni scelta per collaborare con Ranieri alla redazione, implementazione e organizzazione di articoli di informazione e approfondimento sulle attività culturali dell’assessorato.

Da quell’esperienza, la mia passione per codice e architettura web.
Del resto, come potevo pensare di scrivere testi per il web senza conoscerne i linguaggi di programmazione e formattazione?
HTML e CSS divennero il mio pane quotidiano.
Avevo preso una nuova strada che completava la vecchia: quella del web design e della comunicazione online, che mi avrebbero avvicinato ancor di più a scienza, filosofia, tecnologia.

Di nuovo copy, col pallino per i canali (…da vera veneziana). Il periodo dei contenuti veicolati da App

Compresi che il potenziale offerto dalle nuove tecnologie per la diffusione della cultura attraverso canali e modalità molto smart era enorme.

 

Nel 2012, dopo ricerche, percorsi e storie realizzati da me e implementati in un’app per iOS da un gruppo di amici sviluppatori, vede la luce Venezia. La via degli ambasciatori, un percorso emozionale, fatto di storie particolari e poco note, raccontato da un’app capace di accompagnare il visitatore curioso in una Venezia inconsueta senza usare mappe.

L’app piacque molto al pubblico e anche ad alcune istituzioni, ma gli alti costi di sviluppo e il lungo lavoro di ricerca e realizzazione della storie ci fece abbandonare il progetto.

Oggi sui marketplace di Google e Apple sono numerose le app dedicate a percorsi alla scoperta di Venezia, ma nessuna è riuscita a raccontare storie particolari e soprattutto a trovare un modo originale come il nostro per accompagnare il visitatore nelle back roads, le “fodre” di Venezia senza mappe e senza perdersi.

Da questa esperienza sono nati altri progetti, grazie ai quali ho ricevuto un riconoscimento e ben due premi:

  • una menzione d’onore da parte di Ethic 4 Tourism in occasione del TOURISCAMP VENEZIA 2013 per il mio progetto “I Muri Raccontano“;
  • il primo premio +Etica, finanziato da Banca Etica, vinto grazie al mio progetto Tap Your Tour/Venice My Way, app ibrida sviluppata da me su piattaforma Android;
  • il primo premio all’Hackathon organizzato da 2Pay in occasione del Festival dell’informatica sociale di Treviso (ottobre 2015), grazie al mio progetto Adotta un masegno“.
    Obiettivo: inventare un’applicazione che, integrata al sistema di pagamento 2Pay via smartphone, raccogliesse donazioni per campagne su temi sociali.

#cielomiomarito, ovvero #hosposatounlogico… #matematico!

Ho sposato un logico matematico, Giovanni Sambin, ordinario a Padova, tra i ricercatori più fecondi in logica e in matematica costruttiva.

L’ho conosciuto grazie alla mia tesi di laurea “Sulla negazione del Principio del Terzo Escluso“.
Cercando di spiegare alcune aporie della logica classica, trovai risposte nella logica intuizionista di Luitzen E. J. Brouwer, e trovai lui, Giovanni, il maggior esperto in Italia su questi temi.

Con Giovanni ho curato l’organizzazione di workshop e incontri dedicati alla divulgazione della matematica.

L’ho aiutato nell’editing di alcuni articoli scientifici e ora stiamo lavorando ad un progetto di divulgazione della logica dal taglio molto particolare.

Io e l’arte…

Sono nipote e “figliastra” d’arte: mio nonno era musicista e mio padre, artigiano del legno, ebbe l’occasione di collaborare con artisti del calibro di Emilio Vedova, Gino Morandis, Ferruccio Bortoluzzi. E ancora Romano Perusini, Guido Sartorelli, Vincenzo Eulisse, Vittorio Basaglia, Sergio Pausig, protagonisti del mondo artistico-culturale della Venezia degli anni Settanta.

Sono cresciuta respirando quest’aria e vedendo questi strani personaggi entrare ed uscire dalla bottega di mio padre.
Ho anche “lavorato” con alcuni di loro.
Era il 1978 e Perusini assoldò alcuni ragazzi, tra cui me (avevo soltanto 8 anni!), per un’esperienza di gioco-lavoro allo scopo di ripulire la chiesa di San Lorenzo a Venezia.

Quell’anno la chiesa venne riaperta al pubblico, anche se per un breve periodo, ospitando mostre e performance.
Tra le più note, vi fu il Prometeo di Luigi Nono del 1984, con allestimento di Renzo Piano.

Noi, “piccoli lavoratori in erba”, venimmo premiati con una medaglia che ci consegnò “nientepopodimenoche” il sindaco di Venezia, allora Mario Rigo. Mi sentii importante.

Per completare l’opera (!), sono “cognata d’arte”.
Michele Sambin, fratello di mio marito, è un artista eclettico ed è stato un pioniere della video art in Italia.

Ricordo che grazie ad un suo manifesto, un magnifico leoncino alato cavalcato da due bimbi, a sette anni decisi di iscrivermi alla biblioteca del quartiere n.1 (Castello) di Venezia.

Sorte volle che da adulta finissi a collaborare con lui e col Tam Teatromusica alla promozione di spettacoli (sito web, immagini, testi, newsletter).

Sempre in forma(zione) tra scienza, scrittura, impegno sociale

A partire dal 2015 mi interesso di Social Innovation.

Con Equilibri Innovativi, associazione di promozione sociale, organizzo eventi di networking e convegni in collaborazione con il Galileopark, per la promozione dei principi della Social Innovation.

A coronamento di un percorso che cerca di tenere insieme interessi culturali, scientifici, lavorativi, nel 2017 ho conseguito il Master in Comunicazione delle Scienze all’Università di Padova con valutazione ottima.

Per mettere ordine in una professione, quella di comunicatrice e PR, appresa essenzialmente sul campo ho partecipato al laboratorio di giornalismo della Scuola Chiodi dell’Istituto Kolbe di Mestre e ho vinto il primo premio. Ho provato una grande felicità.